Metodo psicoanalitico

La psicoanalisi resta valida ed efficace, nonostante i tanti necrologi che si leggono ogni tanto su libri e giornali. La psicoanalisi resta valida nel suo lanciare sprazzi di luce su ciò che ci abita e che non conosciamo, e che Freud chiama inconscio, e resta efficace come esperienza clinica a condizione che la si usi secondo il verso che l’inconscio esige, e non di traverso. Oggigiorno, infatti, più attenti forse dei primi allievi di Freud, abbiamo appreso che l’entrata nell’esperienza psicoanalitica non si dà sic et simpliciter: non basta che una persona sofferente, tormentata da sintomi nel corpo e nella mente, si rivolga a uno psicoanalista che lo invita a stendersi sul lettino perché ci sia psicoanalisi. Non basta neppure che questa persona si sia già data da sola un’interpretazione del sintomo di cui soffre. E non è neppure sufficiente che questa persona sviluppi fiducia nei confronti di colui che ha scelto come suo psicoanalista, non basta che si senta in buone mani e ascoltato. Tutto ciò è preliminare affinché ci sia psi-coanalisi. Ma perché ci sia psicoanalisi occorre, per dirla con una battuta, che l’inconscio batta un colpo, ossia che non si accontenti di manifestarsi con un sintomo che fa soffrire, ma che, indirizzandosi a quell’altro che il paziente ha scelto come interlocutore, ossia a colui che ha eletto come suo analista, il sintomo si riveli anche capace di incastrarsi come un pezzo tra tanti altri di quello strano puzzle che a poco a poco si disvela essere la trama su cui vive e vegeta, soffre e gode, un essere umano.
A questo punto un’analisi può iniziare, l’inconscio del soggetto si mette allora a fare il suo lavoro non solo producendo sintomi che fanno soffrire, ma sogni e lapsus e atti mancati e riusciti e altre cose ancora che fanno sognare o che comunque dischiudono una dimensione nuova: quella che mostra la lente con cui il soggetto vede la sua vita e il mondo, lente che lo condiziona perché se è verde vedrà verde, e se è rossa vedrà rosso e se è nera vedrà nero. Lente che, da Freud in poi, chiamiamo fantasma.
Il soggetto dell’inconscio quindi in analisi deve lavorare, mettere in chiaro il fantasma, svelarsi, uscire allo scoperto. Proprio perché è questo soggetto a lavorare, Lacan lo chiamerà psicoanalizzante, come uno che studia si chiama studente e uno che insegna si chiama insegnante.
E lo psicoanalista che fa? Innanzitutto deve farsi adottare dall’analizzante, ossia diventare anche lui un elemento del puzzle. E questo gli riuscirà tanto più che ha accettato di formarsi come analista. Comunque, nella relazione con il suo analizzante, lo psicoanalista è l’altro polo di una partita a scacchi in cui dovrà evitare le trappole che l’inconscio gli tende – e non solo l’inconscio del soggetto analizzante, ma soprattutto il proprio, motivo per cui si era, a suo tempo, sottoposto a un’analisi. Se l’analista riesce nell’incontro con quello che possiamo chiamare l’apparato inconscio del paziente, riuscirà a strappare le ragioni, quelle ragioni che sono il segreto della ripetizione delle manifestazioni sintomatiche, le quali hanno tutte un nucleo di godimento privato, singolare, tipico del soggetto, nucleo che, da disgrazia, si rivela essere lo stigma del soggetto analizzante e a volte la sua stessa fortuna. Un’analisi finisce quando l’analizzante giunge a riconoscere che il teatro in cui si svolge la sua vita non è un campo di battaglia tragico, ma un teatrino da opera buffa che, al limite, riuscirà a cogliere con un Witz, un motto di spirito.

Antonio Di Ciaccia, Otto variazioni sul titolo, in “Quando la Psicoanalisi scende dal lettino”, a cura di Massimo Termini, Borla, Città di Castello 2010.

BONUS PSICOLOGO

AGGIORNAMENTO: NOVITÀ PER IL 2023

Dal 1 gennaio 2023 l’importo garantito ai beneficiari sale fino a 1.500 euro a persona. Inoltre, il bonus diventa strutturale, vale a dire che si potrà richiedere non solo nel 2023 ma anche nel 2024.

Attenzione però, per il 2023 sono stati stanziati solo 5 milioni di euro finora, mentre per il 2024 ammontano a 8 milioni. Una diminuzione notevole delle risorse considerando che nel 2022 la dotazione prevista dal DL milleproroghe era di 25 milioni di euro.

Questo cosa significa? Che a beneficiare del nuovo contributo saranno molte meno persone che in passato, visto che con ogni probabilità le domande si potranno presentare fino all’esaurimento dei fondi.

Chi può beneficiare del bonus?

Possono richiedere il bonus le persone in condizione di depressione, ansia, stress e fragilità psicologica, a causa dell’emergenza pandemica e della conseguente crisi socio-economica e con un reddito ISEE in corso di validità, ordinario o corrente non superiore a 50.000 euro.

  • Se l’ISEE è inferiore a 15.000 il beneficio, fino a 50 euro per ogni seduta, è erogato fino al raggiungimento dell’importo massimo di 600 euro;
  • Se l’ISEE è compreso tra 15.000 e 30.000 euro il beneficio, fino a 50 euro per ogni seduta, è erogato fino al raggiungimento dell’importo massimo di 400 euro;
  • Se l’ISEE è superiore a 30.000 e non supera i 50.000 euro il beneficio, fino a 50 euro per ogni seduta, è erogato fino al raggiungimento dell’importo massimo di 200 euro.

Come si ottiene il bonus da parte dei cittadini?

La richiesta del “bonus” è presentata in modalità telematica sul portale dell’INPS.

Graduatorie dei beneficiari:

A conclusione del periodo di presentazione delle domande (60 giorni a partire dalla data indicata dall’INPS e dal Ministero della salute tramite i propri siti internet), INPS redige le graduatorie e comunica un CODICE UNIVOCO ai beneficiari per attestare l’accoglimento della domanda specificando altresì l’importo totale del beneficio erogato. Il bonus dovrà essere utilizzato entro 180 giorni dalla data di accoglimento della domanda.

Chi può erogare le prestazioni previste dal bonus?

Possono erogare le prestazioni finanziate dal bonus i professionisti privati iscritti all’albo degli psicologi e annotati come psicoterapeuti che abbiano aderito all’iniziativa “bonus psicologico”comunicando i propri dati al CNOP attraverso l’area riservata del sito http://www.psy.it.

Cosa deve fare il professionista contattato da un beneficiario e come ottenere l’onorario professionale?

Il cittadino beneficiario comunicherà al professionista il proprio codice univoco rilasciato dall’INPS.

Il professionista accederà alla piattaforma INPS e, verificata la disponibilità dell’importo della propria prestazione, ne indicherà l’ammontare inserendo la data della seduta concordata.

INPS comunicherà al beneficiario i dati della prenotazione.
ll professionista, erogata la prestazione, emetterà fattura intestata al beneficiario della prestazione indicando nella stessa il codice univoco attribuito, associato al beneficiario, e inserirà nella piattaforma INPS: il medesimo codice univoco, la data, il numero della fattura emessa e l’importo corrispondente. INPS comunicherà al beneficiario l’importo utilizzato e la quota residua.

PRIMO COLLOQUIO GRATUITO?

A che serve? A chi serve? Che senso ha? È davvero utile per una persona che intende iniziare una psicoterapia? Cosa comporta la gratuità della seduta?

Il primo colloquio gratuito è spesso una strategia adottata dai giovani psicologi per avviare lo studio privato. Offrendo un primo incontro gratis, si cerca di attirare pazienti.

Quando le persone cercano online “psicologo gratis”, nella maggior parte dei casi stanno cercando, sì uno psicologo con cui fissare un appuntamento, magari spinti da un amico o un familiare, senza però avere una profonda ed individuale motivazione ad iniziare un percorso seriamente.

Decidere di intraprendere una psicoterapia non è una scelta semplice e in alcuni casi, prima di contattare uno specialista, possono passare anche mesi o addirittura degli anni.
Parallelamente è anche fondamentale che la persona sia implicata fin dall’inizio nel percorso di miglioramento terapeutico.
Per raggiungere un obiettivo, qualunque esso sia, occorre impegno, costanza e pazienza.
Il colloquio gratuito, invece, è un modo per aggirare l’ostacolo, un modo per non implicarsi davvero, un modo per fare meno fatica a raggiungere qualcosa che è di per sé faticoso.
Uno psicologo che offre il primo colloquio gratuito non sta aiutando il paziente, ma lo sta allontanando da quel lavoro necessario che serve a raggiungere il benessere o la guarigione.

Il primo colloquio gratuito quindi non è un’agevolazione per il paziente, ma al contrario rappresenta qualcosa che può essergli dannoso sul lungo periodo.

Una persona che fissa una prima seduta gratuita, senza essere ancora convinta di voler iniziare una psicoterapia, svolgerà un colloquio senza mettere in gioco il proprio desiderio e la propria motivazione, non sapendo ancora bene cosa vuole e cosa sta cercando, avendo alla fine la sensazione di non aver concluso nulla e quindi pensando che sia giusto non pagare la seduta.

Il danno che ne deriva per la persona è che così facendo avrà perso fiducia nell’utilità della psicoterapia, sarà scoraggiata e rinuncerà ad iniziare quel percorso che, invece, se ben condotto, porta ai miglioramenti sperati.

La psicoterapia ha successo quando il paziente è implicato nel lavoro e quando il suo desiderio è messo in gioco.

Pagare fin dal primo colloquio è dunque molto importante affinché quell’investimento economico metta già la persona in una posizione di responsabilità verso se stessa e verso l’impegno che una psicoterapia richiede.
Investire denaro porta fin da dall’inizio il paziente a porsi delle domande sul senso del percorso che vuole intraprendere e sui risultati che vuole raggiungere, nonché ad interrogarsi sulla natura delle proprie difficoltà, sul significato del proprio comportamento, nella direzione di una crescita personale e di una risoluzione della sofferenza.

Il pagamento delle sedute, sin dall’inizio, è un investimento della “tasca” che corrisponde ad un investimento personale e serve a rendere la persona responsabile della propria scelta e protagonista attivo, motore principale della sua psicoterapia.

COME FUNZIONA IL TRATTAMENTO

In cosa consiste un percorso di psicoterapia psicoanalitica?
Come si svolge un lavoro di cura? Cosa accade concretamente durante le sedute?
Quali sono i passaggi per raggiungere gli obiettivi?

Di seguito sono riportate le principali linee guida riguardanti le fasi e le caratteristiche di un trattamento psicoterapeutico. Ma è bene precisare che nella terapia psicoanalitica non esiste un metodo di lavoro uguale per tutti. Benché ci sia un iter di base da seguire, è anche vero che la direzione della cura è sempre diversa, cioè il tipo di intervento attuato dal terapeuta è sempre calibrato in funzione della soggettività e della storia particolare di ciascun paziente.

La psicoanalisi è un’esperienza personalizzata.

La psicoterapia psicoanalitica è una forma di psicoterapia condotta da professionisti che si sono sottoposti ad una formazione molto lunga e rigorosa.
Il trattamento analitico è una cura della parola, perché usa la parola come strumento privilegiato per intervenire sui sintomi.

Un percorso di psicoterapia mette quindi al centro il soggetto, che in prima persona deve mettersi a lavoro sulle proprie questioni, sulla propria sofferenza e su ciò che non va, portando nelle sedute ogni idea, pensiero, intuizione, ricordo che possa essere legato al problema attuale.

Si tratta di ricercare le coordinate logiche della posizione soggettiva che la persona occupa nella propria esistenza, poiché è da quella posizione lì che derivano il proprio “destino”, i propri sintomi e la direzione delle proprie scelte.

Una psicoterapia è dunque anche un lavoro che implica l’assunzione della propria responsabilità in relazione all’andamento della propria vita.

Pertanto, un percorso di psicoterapia psicoanalitica non ha l’obiettivo di rieducare la persona da un punto di vista comportamentale, ma piuttosto quello di accompagnare il paziente a scoprire chi è veramente, ad accettarsi e valorizzarsi per quello che egli è nella sua unicità.

Jacques Lacan

Jacques Lacan (1901-1981) è lo psicoanalista francese famoso per aver posto il suo insegnamento sotto l’insegna di un ritorno a Freud. Il suo scopo non è stato quello di rifondare la psicoanalisi né di inventare nuove forme di psicoterapia. Egli si è dato come obiettivo quello di chiedersi a quali condizioni la psicoanalisi fosse possibile, di interrogarla a partire dall’esperienza clinica, di condurre la logica della scoperta freudiana fino alle sue ultime conseguenze e, infine, di applicarsi alla formazione dello psicoanalista perché possa essere all’altezza del suo compito.
Lacan ha fatto ricorso ai vari saperi dello scibile per elucidare quel dato che sfugge alla coscienza e che Freud chiamò inconscio. L’asse del suo insegnamento è pertanto sempre centrato sulla pratica clinica della nevrosi, della perversioni e della psicosi.
Alla fine della sua vita, la clinica psicoanalitica che egli aveva affinato ha permesso un’approccio diverso delle varie forme di psicosi, soprattutto di quelle poco eclatanti ma subdole e che Jacques-Alain Miller chiamerà «ordinarie», come pure la presa in considerazione di sintomi collegati con la modernità e che chiamiamo «nuovi sintomi».
Gli strumenti teorici e clinici che egli ha lasciato nel suo insegnamento promettono di essere fecondi non solo nel campo psicoanalitico, ma anche in altri settori, come in quello sociale, filosofico, artistico e addirittura politico.
Il suo dissenso con la freudiana Associazione psicoanalitica internazionale lo portò a fondare la sua propria società che chiamò Scuola e freudiana, l’Ecole freudienne de Paris, perché uno psicoanalista è e deve essere sempre in formazione, e formazione in linea con la scoperta di Freud, ossia l’inconscio.
Il suo insegnamento, perseguito per più di trent’anni, è trasmesso nel volume degli Ecrits (éditions du Seuil; traduzione italiana presso Einaudi) e dalla serie dei diversi volumi del suo Séminaire, non ancora tutti editi (éditions du Seuil, traduzione italiana presso Einaudi, tranne il Libro XXIII, pubblicato da Astrolabio). Postumo è il volume Autres écrits (Seuil, inedito in italiano).

Sigmund Freud

Originario della Moravia e attivo a Vienna tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, Sigmund Freud fu il fondatore della psicoanalisi, che è sia una teoria della psiche e del suo funzionamento sia una terapia per curare malattie e sofferenze mentali.
Sigmund Freud nasce nel 1856 a Freiberg (oggi Pribor) in Moravia. Consegue la maturità classica a soli 17 anni e si iscrive a medicina, laureandosi nel 1881. Freud è determinato, ambizioso, mosso da una profonda volontà di riscatto intellettuale e sociale (la sua famiglia, di origine ebraica, aveva sempre sofferto di ristrettezze economiche e solo dal 1848 in Austria erano stati riconosciuti agli ebrei i diritti civili e il diritto di iscriversi all’università). Ottenuta la docenza in neuropatologia, Freud si reca a Parigi dove frequenta presso l’ospedale della Salpêtrière le lezioni del celebre professor Jean- Martin Charcot sull’isteria. Questa esperienza darà a Freud l’occasione per i suoi primi fondamentali studi: l’isteria (il cui nome deriva dalla parola greca ystèra “utero”) non colpisce solo le donne, ma anche i maschi (come si vedrà poi nelle nevrosi traumatiche di guerra dei reduci della Prima guerra mondiale) e i suoi sintomi fisici ‒ cecità, paralisi, convulsioni ‒ sono di origine psichica. 

Inizialmente Freud cura i suoi pazienti con l’ipnosi, uno stato simile al sonno in cui sono facilmente suggestionabili; ma i successi sono solo momentanei. Insoddisfatto, inaugura allora la nuova tecnica della psicoanalisi: il paziente racconta tutto ciò che gli passa per la mente, descrivendo i suoi sogni e i suoi sintomi, e l’analista lo aiuterà a capire quali sono i conflitti inconsci che causano la malattia.
Sigmund Freud dovrà sempre lottare contro la diffidenza dell’ambiente accademico, che guarda con sospetto le sue ricerche sul sogno e soprattutto sulla sessualità infantile.
I sogni non sono magiche profezie, ma segni rivelatori ‒ in forma mascherata ‒ di ciò che si agita nell’inconscio; i bambini non sono angioletti, ma piccoli esseri umani animati da grandi passioni d’amore e d’odio, da angosce e desideri.
La sessualità si identifica con l’energia vitale stessa ‒ l’Eros ‒ che si oppone alla forza distruttiva dell’aggressività e della morte ‒ il Thanatos.

I numerosi scritti di Freud comprendono saggi teorici, descrizioni di casi clinici avvincenti come romanzi, studi su grandi temi come la guerra, sull’umorismo o su fenomeni della vita quotidiana come i cosiddetti lapsus, nonché analisi delle opere di sommi artisti, per esempio Leonardo e Dostoevskij.
Nel 1933 il nazismo mette la psicoanalisi al bando perché scienza degenerata che mette in luce i lati oscuri dell’uomo, e i libri di Freud vengono bruciati nella pubblica piazza.
Vecchio e malato, perseguitato dalla Gestapo in quanto ebreo, nel 1938 Freud è infine costretto a lasciare Vienna per cercare rifugio a Londra. Lo accompagnano la moglie e la figlia Anna, la più giovane e prediletta, a sua volta valente psicoanalista e che sarà la sua erede intellettuale. Grazie alla principessa Marie Bonaparte, una delle sue migliori allieve, Freud riuscirà a portare con sé in esilio anche la preziosa collezione di opere d’arte antica, che ancora oggi si può ammirare nella casa-museo di Londra.
Morirà in Inghilterra nel 1939.

DIFFERENZA TRA PSICOLOGIA, PSICOTERAPIA, PSICHIATRIA E PSICOANALISI

Chi è uno psicologo? Cosa fa? Cosa lo differenzia da uno psicoterapeuta, da uno psichiatra e da uno psicoanalista? Di cosa si occupa un terapeuta?
Quale psicologo scegliere? A quale di queste figure professionali rivolgersi? Come si diventa psicologo? Come si diventa psicoterapeuta? Chi è uno psicoanalista?

PSICOLOGO

CHI È?

Lo psicologo, come il medico, ha conseguito il diploma di laurea, ha praticato il tirocinio formativo ed ha sostenuto l’Esame di Stato per l’abilitazione alla professione. Un periodo formativo della durata di sei anni, obbligatorio all’ottenimento del titolo (Psicologo o Medico).


COSA FA?

Lo psicologo svolge attività di prevenzione, di diagnosi, di abilitazione e riabilitazione, di sostegno, rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. il suo lavoro comprende anche la ricerca, la sperimentazione e la didattica nell’ambito psicologico.

PSICOTERAPEUTA

CHI È?

Lo psicoterapeuta è colui che, dopo essere stato abilitato alla professione di psicologo, decide di approfondire la propria formazione, anche se non è obbligato a farlo, specializzandosi nell’arco di ulteriori quattro anni, in un settore della clinica, come ad esempio la psicoterapia psicoanalitica o la psicoterapia cognitivo-comportamentale.

COSA FA?

Lo psicoterapeuta si occupa del trattamento dei disturbi psichici mediante l’utilizzo di tecniche e strumenti acquisiti durante la specializzazione e continuamente perfezionati con la pratica clinica e con la formazione permanente. Lo psicoterapeuta incontra il paziente una o più volte alla settimana. Come lo psicologo, non è abilitato alla prescrizione di farmaci. Quando necessario, si avvale della collaborazione di uno psichiatra.

PSICHIATRA

CHI È?

Lo psichiatra è il medico che dopo l’abilitazione all’esercizio della professione, specializza il suo sapere in una branca della medicina, come ad esempio cardiologia, dermatologia o psichiatria, appunto.



COSA FA?

Lo psichiatra utilizza principalmente la somministrazione farmacologica, monitorandola nel tempo, per il trattamento dei disturbi psichiatrici.
Lo psichiatra incontra il paziente circa una volta al mese oppure ogni tre mesi. Quando possibile, collabora con un psicoterapeuta affinché il percorso di psicoterapia favorisca il miglioramento delle condizioni del paziente ed aiuti a ridurre l’uso dei farmaci.

PSICOANALISTA

Dopo aver conseguito il diploma di specializzazione in psicoterapia ad orientamento psicoanalitico, legalmente riconosciuto, come nel caso della mia formazione, lo psicoterapeuta può diventare psicoanalista, seguendo un ulteriore e complesso percorso di formazione teorica e clinica.

Il titolo di psicoanalista, a differenza di quanto avviene negli altri paesi del mondo, in Italia non può essere ottenuto tramite corsi di studio riconosciuti dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), ma è un riconoscimento che viene attribuito al professionista dalla comunità scientifica degli psicoanalisti.

Lo psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico e lo psicoanalista, in particolare ad indirizzo lacaniano, basano la loro professione ed il loro intervento sull’utilizzo di un ascolto attivo rispetto al discorso del paziente. Un ascolto che pone l’attenzione su ciò che viene detto dalla persona, ma anche e soprattutto su ciò che non viene detto. In questo modo, è possibile cogliere sia i punti chiave del discorso, le parole che spiccano, sia quei momenti di discontinuità in cui l’inconscio emerge, in cui una verità nuova zampilla dalle fessure del discorso, come ad esempio nei lapsus.
Lo psicoanalista lacaniano, con la sua presenza neutra ed il suo ascolto incondizionato, opera analizzando il senso personale che le dimenticanze, i sogni e i sintomi possono avere per il paziente.
A differenza di altre metodologie, la psicoanalisi non ha l’obiettivo di eliminare il sintomo psichico, che per alcune persone potrebbe anche avere una funzione “vitale” e rappresentare una “soluzione”, piuttosto si tratta di studiare il sintomo e capirne la logica e la causa. Andando cioè all’origine del problema, cosa che permetterà un miglioramento della qualità della vita del soggetto e quindi la naturale scomparsa della sintomatologia. Soffocare invece i sintomi dando prescrizioni di comportamento standardizzate, non fa che lasciare irrisolta la causa, facendo persistere il sintomo sotto altre forme nella vita del soggetto.

Per stare meglio occorre tempo.

Lo psicoanalista e lo psicoterapeuta ad orientamento psicoanalitico lacaniano non operano in funzione del “tutto e subito”, ma svolgono assieme alla persona un lavoro raffinato, da fare un po’ alla volta con il tempo giusto, ossia il tempo soggettivo, diverso per ciascuno.

FORMAZIONE IN PSICOANALISI LACANIANA

La formazione dello psicoanalisi lacaniano è rigorosa e complessa e consiste in tre elementi fondamentali:

1) PSICOANALISI DIDATTICA INDIVIDUALE: ogni psicoanalista deve svolgere un’analisi personale di due/tre sedute settimanali per una durata di circa 15 anni. Per poter essere analisti, si deve prima essere analizzanti, questo perché è impensabile analizzare una persona senza prima essersi occupati delle proprie problematiche e dei propri sintomi. Aver portato a termine l’analisi didattica individuale permette all’analista di occupare un posto non giudicante e neutrale nei confronti del paziente, consente cioè di ascoltare le parole della persona senza interpretarle con il proprio punto di vista fatto di questioni irrisolte, rischiando così di invalidare l’intervento terapeutico.

2) CONTROLLO/SUPERVISIONE: nella sua professione l’analista non è solo; oltre ad appartenere ad una comunità scientifica, per tutto l’arco della sua carriera egli fa deve fare riferimento ad un analista con maggiore esperienza con il quale possa confrontarsi in relazione alla propria pratica clinica;

3) SCUOLA DI PSICOANALISI: garantisce all’analista la formazione continua, sostiene il suo desiderio professionale e gli consente di appartenere alla comunità degli psicoanalisti, con i quali riflettere, studiare e dialogare a proposito della psicoanalisi e della sua applicazione contemporanea.

COLLABORAZIONI PROFESSIONALI

Nei casi in cui è previsto o si ritiene necessario, la Dott.ssa Samantha Monaldi, con il consenso della persona interessata, lavorerà in équipe collaborando con altre figure professionali quali: docenti, presidi, educatori, avvocati, assistenti sociali, medici di base, psichiatri, neuropsichiatri, pediatri ed altri specialisti di varie aree della medicina.

PSICOTERAPIA PSICOANALITICA

La psicoterapia psicoanalitica è un trattamento a lungo termine che prevede un numero variabile di sedute settimanali. Gli incontri possono essere condotti vis à vis con il terapeuta oppure attraverso la modalità del lettino.

Questo tipo di intervento è caratterizzato da una maggiore profondità del lavoro rispetto alla consulenza psicologica.
Il percorso psicoterapeutico punta a ricercare le radici dei problemi, ad entrare nel merito delle cause del disagio ed a riaprire possibilità che alla persona potevano sembrare sbarrate.
Queste sedute intendono accompagnare il soggetto verso un’interrogazione più articolata circa la propria sofferenza fino a ritrovare la logica che l’ha generata e l’ha alimentata nella ripetizione sintomatica, iniziando a compiere i passi necessari per il cambiamento.

Il terapeuta non spingerà la persona ad omologarsi ad un’idea generale di normalità e buon senso, ma accoglierà la sua parola valorizzandola nella sua singolarità e strutturando il percorso di cura proprio a partire da quanto c’è di personale, particolare ed irripetibile nel discorso e nella sofferenza della persona.

L’inizio di questo lavoro implica necessariamente una sessione di incontri preliminari, che serve ad individuare la natura della domanda insita nella richiesta di consultazione, che non sempre appare chiara e ben definita.

La psicoterapia psicoanalitica è un intervento indicato per le problematiche che hanno un riconoscibile carattere sintomatico e che spesso compromettono il modo di vivere quotidiano. Un’inibizione, un vissuto di profonda angoscia o una fase di ansia e panico, ad esempio, possono essere problemi insuperabili se affrontati solo con la forza di volontà, perché i sintomi sussistono al di là della volontà cosciente (“è più forte di me”). Occorre invece trattare il disagio psicologico con metodi diversi, che consentono di attivare dentro se stessi una potenzialità con la quale riscoprire una nuova prospettiva interiore.

Laddove la persona non presenti un sintomo evidente o un’urgenza è possibile che la sua domanda si basi sull’esigenza di conoscere ed approfondire la propria vita interiore e il proprio rapporto con il desiderio. In questo caso il percorso di cura diventa una ricerca personale, un’interrogazione profonda circa se stessi che prende il nome di psicoanalisi.

A CHI SI RIVOLGE?

  • A chi è disposto ad essere paziente di se stesso;
  • a chi non esige di ottenere tutto e subito;
  • a chi ha il coraggio di assumere la propria responsabilità in ciò che accade nella sua vita;
  • a chi è disposto a porsi degli interrogativi;
  • a chi non pretende una risposta, ma si impegna nel costruirla passo dopo passo;
  • a chi non ha timore di dubitare delle proprie certezze;
  • a chi desidera conoscere le cause del proprio malessere.

La psicoterapia psicoanalitica può essere un valido aiuto anche per l’arricchimento della formazione professionale di studenti delle scuole superiori, laureati o studenti universitari iscritti a facoltà quali psicologia, medicina, scienze dell’educazione e della formazione, biologia, infermieristica ecc.